Petrolio, gas naturale, oro, rame, grano, mais, caffè, cacao. Le commodities sono materie prime essenziali per l’economia reale: servono a produrre energia, beni industriali, alimenti, trasporti, tecnologia e questo il loro prezzo interessa governi, imprese, investitori e consumatori.
I futures sono contratti finanziari derivati che consentono di comprare o vendere in futuro un determinato sottostante, a un prezzo stabilito oggi.
La distinzione è il punto di partenza: la commodity è il bene. Il future è il contratto che può avere quel bene come sottostante.
Quando si parla di futures sulle commodities, quindi, non si sta necessariamente comprando petrolio, oro o grano fisico. Si sta prendendo posizione su uno strumento finanziario il cui valore dipende dall’andamento di quella materia prima. È una differenza decisiva, perché incide su rischio, costi, leva finanziaria, fiscalità e ruolo dello strumento dentro un portafoglio.
Esploriamo insieme in questo articolo il loro funzionamento.
Indice
Commodities e futures: la differenza in parole semplici
Come funzionano i futures sulle commodities
A cosa servono i futures sulle materie prime
Prezzo spot, futures e rolling: perché la replica non è sempre immediata
ETF, ETC e futures: modi diversi di investire in commodities
Commodities in portafoglio: strategia, non inseguimento dei prezzi
FAQ su futures e commodities
Il glossario di 4Timing
Commodities e futures: la differenza in parole semplici
Con il termine commodities si indicano materie prime standardizzate e scambiate sui mercati. Una commodity è fungibile: un barile di petrolio, un’oncia d’oro o una tonnellata di grano devono rispettare caratteristiche precise, così da poter essere negoziati secondo standard comuni.
Le principali categorie sono le materie prime energetiche, come petrolio e gas naturale; i metalli preziosi, come oro e argento; i metalli industriali, come rame, alluminio e nichel; e le materie prime agricole, come grano, mais, soia, zucchero, cacao e caffè.
Il prezzo di queste materie prime dipende dall’equilibrio tra domanda e offerta, ma anche da fattori molto diversi tra loro: condizioni climatiche, scorte disponibili, tensioni geopolitiche, decisioni dei Paesi produttori, andamento del dollaro, ciclo economico, politiche monetarie e aspettative sull’inflazione.
I futures appartengono invece al mondo dei derivati. Sono contratti standardizzati con cui due parti si impegnano a scambiare, a una data futura, una certa quantità di un sottostante a un prezzo fissato oggi. Il sottostante può essere una materia prima, ma anche un indice, una valuta, un tasso di interesse o un altro strumento finanziario.
In pratica, una commodity è ciò a cui il contratto si riferisce. Il future è il veicolo con cui si prende posizione su quel prezzo futuro.
Questa distinzione evita un equivoco frequente. Dire “investire in commodities” può voler dire molte cose: comprare oro fisico, acquistare azioni di società minerarie o petrolifere, usare strumenti quotati come ETF, ETC o ETN, oppure negoziare direttamente futures. Il tema può essere lo stesso, ma lo strumento cambia. E quando cambia lo strumento, cambia anche il rischio.
Come funzionano i futures sulle commodities
Un future su commodity stabilisce oggi il prezzo a cui una certa quantità di materia prima sarà scambiata o regolata in una data futura. Il contratto indica il sottostante, la quantità standard, la scadenza e le regole di negoziazione.
Chi compra un future assume una posizione rialzista, detta long: guadagna se il prezzo del contratto sale e perde se scende. Chi vende un future assume una posizione ribassista, detta short: guadagna se il prezzo scende e perde se sale.
Il meccanismo, in apparenza, è semplice. Facciamo un esempio: immaginiamo un investitore che acquisti un future sul petrolio a 80 dollari al barile perché si aspetta un rialzo. Se il prezzo del contratto sale a 85 dollari, la posizione può generare un guadagno. Se scende a 75 dollari, produce una perdita.
Il punto è che il risultato effettivo non dipende solo dalla direzione del prezzo. Dipende anche dalla dimensione del contratto, dalla volatilità della materia prima, dalla scadenza, dai margini richiesti e dall’effetto leva.
Nei futures, infatti, non si versa normalmente l’intero valore del contratto, ma un margine iniziale. Questo consente di controllare un’esposizione superiore al capitale effettivamente impegnato. È la leva finanziaria: può amplificare i guadagni, ma anche le perdite.
In più, i futures sono soggetti a regolazione giornaliera, il cosiddetto mark-to-market. Profitti e perdite vengono calcolati giorno per giorno sulla base del prezzo di mercato. Se il mercato si muove contro la posizione, può essere richiesto un versamento aggiuntivo di margine. Se l’investitore non lo versa, la posizione può essere chiusa, anche in perdita.
Per questo i futures sono strumenti tecnici. Non basta avere un’idea corretta dell’andamento del petrolio, dell’oro o del grano. Bisogna saper gestire leva, margini, liquidità e tempi della posizione.
A cosa servono i futures sulle materie prime
I futures sulle commodities possono avere due ruoli molto diversi: ridurre il rischio per chi ha un’esposizione reale da coprire, oppure aumentarlo per chi lo usa con leva e senza una strategia precisa.
La loro funzione originaria è la copertura del rischio di prezzo, cioè l’hedging.
Un produttore agricolo può vendere futures sul grano per fissare oggi il prezzo a cui venderà il raccolto futuro. In questo modo riduce il rischio che, al momento della vendita, il prezzo di mercato sia sceso troppo.
Allo stesso modo, un’azienda che utilizza molta energia può ricorrere a strumenti derivati per proteggersi da un aumento del prezzo del gas o del petrolio. Una compagnia aerea può coprirsi dal rincaro del carburante. Un’impresa industriale può gestire il rischio legato al prezzo del rame o di altri metalli.
In questi casi, il future serve a ridurre l’incertezza. Non elimina tutti i rischi e può anche limitare il beneficio di un movimento favorevole del prezzo, ma permette di rendere più prevedibili costi e ricavi.
Accanto a questa funzione di copertura c’è poi l’uso speculativo. Trader e investitori possono usare i futures per cercare profitto dalle variazioni di prezzo delle materie prime, senza avere un’esigenza industriale o commerciale da proteggere. È una funzione legittima dei mercati, ma richiede competenze elevate e una gestione rigorosa del rischio.
Prezzo spot, futures e rolling: perché la replica non è sempre immediata
Un altro aspetto importante è la differenza tra prezzo spot e prezzo future.
Il prezzo spot è il prezzo corrente della materia prima, cioè quello riferito a una consegna immediata. Il prezzo future, invece, riguarda una data futura. Tra i due possono esserci differenze legate ai costi di stoccaggio, ai tassi di interesse, all’assicurazione, alla disponibilità fisica della materia prima e alle aspettative del mercato.
Quando i contratti con scadenza più lontana hanno prezzi più alti rispetto a quelli vicini, si parla di contango. Può accadere, per esempio, quando conservare la materia prima comporta costi significativi. Quando invece i futures a scadenza più lontana hanno prezzi più bassi rispetto a quelli vicini, si parla di backwardation. È una situazione che può verificarsi quando c’è forte domanda immediata o scarsità del bene nel breve periodo.
Questi concetti contano anche per chi non negozia futures direttamente. Molti strumenti quotati sulle commodities, infatti, replicano indici costruiti su contratti futures. Quando un contratto si avvicina alla scadenza, lo strumento deve sostituirlo con un contratto successivo. Questo passaggio si chiama rolling. Il risultato è che il rendimento dello strumento può dipendere non solo dall’andamento della materia prima, ma anche dal costo o dal beneficio del passaggio da una scadenza all’altra. È il cosiddetto roll yield.
In termini pratici, un investitore può avere ragione sulla direzione della commodity e ottenere comunque un rendimento diverso da quello immaginato, perché non sta seguendo il prezzo spot della materia prima, ma una strategia costruita su futures.
ETF, ETC e futures: modi diversi di investire in commodities
Molti investitori retail non acquistano futures direttamente, ma si espongono alle materie prime tramite strumenti quotati. Nel linguaggio comune si parla spesso di “ETF su commodities”, ma in Europa è importante distinguere tra ETF (Exchange Traded Fund), ETC (Exchange Traded Commodities) ed ETN (Exchange Traded Notes).
Un ETF è un fondo quotato che replica un indice o un paniere di attività. Nel mondo delle commodities può offrire esposizione a panieri diversificati oppure a società legate alle materie prime, come aziende energetiche, minerarie o agricole.
Gli ETC sono strumenti quotati pensati per replicare l’andamento di una materia prima o di un indice di materie prime. Possono essere fisici, quando collegati a una materia prima detenuta a garanzia, come spesso avviene per l’oro, oppure sintetici, quando la replica avviene tramite derivati.
Gli ETN sono strumenti di debito quotati che replicano l’andamento di un sottostante. In questo caso, oltre al rischio legato al mercato di riferimento, va considerato anche il rischio dell’emittente.
La differenza non è solo tecnica: cambiano struttura giuridica, rischio, replica, costi, liquidità, fiscalità e comportamento nelle diverse fasi di mercato. Un ETC fisico sull’oro, un ETC sintetico sul petrolio, un ETF su società minerarie e un future sul gas naturale sono quattro modi molto diversi di esporsi al mondo delle materie prime. Per questo non basta leggere “oro”, “petrolio” o “commodities” nel nome del prodotto. Prima di investire bisogna capire che cosa si sta comprando davvero: materia prima fisica, paniere di futures, azioni di società del settore o debito emesso da un intermediario.
Commodities in portafoglio: strategia, non inseguimento dei prezzi
Per un investitore non professionale, la domanda più utile non è quale future comprare, ma se e come le commodities possano avere un ruolo dentro una strategia di portafoglio.
Le materie prime possono essere considerate per ragioni diverse. In alcuni casi servono a diversificare, perché non sempre si muovono come azioni e obbligazioni. In altri casi possono offrire una protezione parziale in scenari di inflazione legata all’aumento dei prezzi energetici o agricoli. In altri ancora possono essere usate per esporsi a specifici temi macroeconomici, come domanda industriale, transizione energetica, tensioni geopolitiche o andamento del dollaro.
Ma parlare di commodities come se fossero un blocco unico è fuorviante. L’oro ha una funzione diversa dal petrolio. Il rame risponde a logiche diverse dal grano. Il gas naturale ha una volatilità diversa da un paniere ampio di materie prime. Alcune commodities sono più cicliche, altre più sensibili alle scorte, altre ancora più legate alle condizioni climatiche o alla politica monetaria.
- Per questo il primo punto è definire l’obiettivo. Una cosa è cercare diversificazione di lungo periodo; un’altra è coprirsi da uno scenario inflazionistico; un’altra ancora è inseguire un rialzo del petrolio dopo una notizia geopolitica
- Il secondo punto è la dimensione dell’esposizione. Una quota contenuta e coerente con il profilo di rischio può avere una funzione diversificante. Una quota troppo elevata, concentrata su una singola materia prima o costruita con strumenti a leva, può trasformarsi in una posizione speculativa
- Il terzo punto è lo strumento. Per molti investitori retail, i futures diretti sono spesso troppo tecnici. Strumenti quotati come ETC, ETF o fondi multi-asset possono essere più accessibili, ma non per questo privi di rischi. Bisogna valutare replica, costi, rischio emittente, valuta, liquidità, fiscalità e orizzonte temporale
In altre parole, le commodities possono avere un ruolo in portafoglio, ma non dovrebbero entrarci per moda, per paura o per inseguire il prezzo del momento. Prima viene la strategia, poi lo strumento.
Rischi da valutare prima di investire
I futures sulle commodities possono essere rischiosi perché combinano sottostanti volatili, leva finanziaria, margini e scadenze. Una variazione anche contenuta del prezzo può produrre effetti rilevanti sul capitale impiegato, e il margine iniziale non rappresenta la perdita massima possibile.
Gli strumenti quotati sulle commodities possono essere più accessibili, ma richiedono comunque attenzione. Se la replica avviene tramite futures, il rendimento può essere influenzato dal rolling. Se lo strumento è un ETC o un ETN, bisogna valutare anche la struttura dell’emittente. Se il sottostante è espresso in dollari, entra in gioco il rischio di cambio. Se il prodotto usa leva, la complessità aumenta ulteriormente.
C’è poi la fiscalità. Un ETF, un ETC, un future, un’azione mineraria e l’oro fisico possono avere trattamenti fiscali diversi. In Italia, l’Agenzia delle Entrate si è espressa sugli ETC qualificando i redditi derivanti da questi strumenti nell’ambito dei redditi diversi di natura finanziaria, con conseguenze rilevanti anche sul tema della compensazione delle minusvalenze. Resta però necessario valutare caso per caso lo strumento, il regime fiscale applicato e la posizione dell’investitore.
Il rischio maggiore, in definitiva, non è solo la volatilità della materia prima, ma cegliere uno strumento senza comprenderne davvero il funzionamento.
FAQ su futures e commodities
Qual è la differenza tra commodities e futures?
Le commodities sono materie prime, come oro, petrolio, gas, rame, grano o caffè. I futures sono contratti derivati che permettono di comprare o vendere in futuro un sottostante a un prezzo stabilito oggi. Una commodity può essere il sottostante di un future, ma non coincide con il future.
Cosa sono i futures su commodity?
I futures su commodity sono contratti standardizzati che hanno come sottostante una materia prima. Possono essere usati da aziende e produttori per coprirsi dal rischio di prezzo oppure da investitori e trader per prendere posizione sull’andamento futuro della materia prima.
Cosa sono i futures in parole semplici?
Un future è un accordo per comprare o vendere qualcosa in futuro a un prezzo deciso oggi. Se il prezzo si muove nella direzione prevista, la posizione può generare un guadagno. Se si muove nella direzione opposta, può generare una perdita.
I futures sono rischiosi?
Sì. I futures sono rischiosi perché utilizzano margini e possono generare effetto leva. Questo significa che anche piccoli movimenti del sottostante possono produrre perdite rilevanti rispetto al capitale investito. Inoltre richiedono competenze su scadenze, margini, volatilità e gestione del rischio.
Cosa si intende con commodities?
Con commodities si intendono materie prime standardizzate e scambiate sui mercati. Tra le più note ci sono petrolio, gas naturale, oro, argento, rame, grano, mais, soia, zucchero, cacao e caffè.
Come funzionano i futures sulle commodities?
Funzionano come contratti a termine standardizzati. Le parti si impegnano a scambiare in futuro una quantità prestabilita di materia prima a un prezzo fissato oggi. Il contratto ha una scadenza, richiede margini e viene regolato giornalmente in base all’andamento del mercato.
È meglio investire in futures o in ETF/ETC su commodities?
Dipende dall’obiettivo e dal profilo di rischio. I futures sono strumenti più tecnici, spesso adatti a operatori esperti. ETF, ETC ed ETN possono essere più accessibili per l’investitore retail, ma non sono privi di rischi: bisogna valutare struttura, replica, costi, rischio emittente, valuta, leva e fiscalità.
Gli ETF su commodities esistono?
Nel linguaggio comune si parla spesso di ETF su commodities, ma in Europa l’esposizione a singole materie prime avviene spesso tramite ETC, Exchange Traded Commodities. Gli ETF possono investire in panieri diversificati o in società legate alle materie prime, mentre gli ETC possono replicare singole commodities o indici di commodities.
Cosa sono contango e backwardation?
Il contango si verifica quando i futures con scadenza più lontana hanno prezzi più alti rispetto a quelli vicini. La backwardation si verifica quando i futures a scadenza più lontana hanno prezzi più bassi. Queste strutture possono incidere sui rendimenti degli strumenti che replicano commodities tramite contratti futures.
Che ruolo possono avere le commodities in portafoglio?
Le commodities possono contribuire alla diversificazione e, in alcuni scenari, offrire una protezione parziale contro shock inflazionistici o geopolitici. Non sono però strumenti privi di rischio e non sostituiscono una strategia costruita su obiettivi, orizzonte temporale e tolleranza alla volatilità.
Il glossario di 4Timing
Commodity
Materia prima scambiata sui mercati, come petrolio, oro, gas, rame, grano o caffè.
Future
Contratto derivato standardizzato con cui due parti si impegnano a comprare o vendere un sottostante a una data futura e a un prezzo stabilito oggi.
Sottostante
L’attività da cui deriva il valore di uno strumento finanziario. Nel caso dei futures sulle commodities, il sottostante è una materia prima.
Derivato
Strumento finanziario il cui valore dipende dall’andamento di un’altra attività o variabile.
Long
Posizione che beneficia dell’aumento del prezzo del sottostante.
Short
Posizione che beneficia della discesa del prezzo del sottostante.
Margine
Somma richiesta per aprire e mantenere una posizione in futures. Non coincide con il valore totale del contratto.
Leva finanziaria
Meccanismo che consente di controllare un’esposizione superiore al capitale effettivamente impiegato, amplificando sia guadagni sia perdite.
Mark-to-market
Regolazione giornaliera di profitti e perdite in base al prezzo di mercato del contratto.
Scadenza
Data entro cui un future deve essere chiuso, regolato o sostituito.
Contango
Situazione in cui i futures con scadenza più lontana hanno prezzi superiori a quelli con scadenza più vicina.
Backwardation
Situazione in cui i futures con scadenza più lontana hanno prezzi inferiori a quelli con scadenza più vicina.
Roll yield
Effetto economico derivante dalla sostituzione periodica di contratti futures in scadenza con contratti a scadenza successiva.
Hedging
Strategia di copertura usata per ridurre il rischio di variazione del prezzo di un’attività.
ETC
Exchange Traded Commodity: strumento quotato che replica l’andamento di una materia prima o di un indice di materie prime, fisicamente o tramite derivati.
ETF
Exchange Traded Fund: fondo quotato che replica un indice o un paniere di attività.
ETN
Exchange Traded Note: strumento di debito quotato che replica l’andamento di un sottostante.
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