Gli ETF sono tra gli strumenti che hanno cambiato di più il modo in cui gli investitori accedono ai mercati finanziari. Con un solo acquisto permettono di esporsi a un intero paniere di titoli: azioni, obbligazioni, indici globali, settori, aree geografiche, materie prime o strategie più specifiche.
La loro forza sta nella combinazione tra semplicità, diversificazione e costi generalmente contenuti. Ma proprio perché sembrano strumenti immediati, rischiano di essere fraintesi. Un ETF non è automaticamente sicuro, non garantisce un rendimento e non esiste un “miglior ETF” valido per tutti.
Prima di investire è necessario fare chiarezza su questi strumenti: cerchiamo quindi di capire attraverso questa nostra guida che cosa replicano, quanto costano, quali rischi incorporano, come vengono tassati e quale funzione possono avere dentro un portafoglio.
Indice
- ETF: cosa sono in parole semplici?
- ETF: come funzionano?
- ETF e normativa: perché UCITS, KID e MiFID II contano
- ETF vantaggi: ecco perché piacciono agli investitori
- Quanto rende un ETF in un anno?
- Qual è l’ETF migliore in cui investire?
- I principali tipi di ETF
- ETF ad accumulazione e ETF a distribuzione
- Il trattamento fiscale degli ETF in Italia
- ETF passivi e active ETF
- ETF: dove comprarli?
- ETF e simulazione: perché può essere utile
- ETF: vantaggi, rischi e opportunità
- FAQ
- Il glossario di 4Timing
ETF: cosa sono in parole semplici?
ETF è l’acronimo di Exchange Traded Fund. In italiano si può tradurre come “fondo negoziato in Borsa”.
Secondo Borsa Italiana, gli ETF sono fondi o Sicav negoziati in Borsa come le azioni, con l’obiettivo di replicare l’andamento di un indice, che può essere azionario, obbligazionario, monetario, geografico, settoriale o legato ad altre asset class.
In parole semplici, acquistare un ETF significa comprare una quota di un fondo che contiene molti strumenti finanziari. Non si punta quindi su una singola azione o su una singola obbligazione, ma su un insieme di titoli costruito per seguire un determinato mercato.
Un ETF sull’indice S&P 500, per esempio, consente di esporsi alle principali società statunitensi comprese in quell’indice. Un ETF azionario globale può includere migliaia di società quotate in Paesi diversi. Un ETF obbligazionario può invece investire in titoli di Stato, obbligazioni societarie o strumenti legati all’inflazione.
La logica è semplice: invece di scegliere uno per uno i titoli da acquistare, l’investitore utilizza uno strumento che replica un mercato o una strategia già definita.
ETF: come funzionano?
La maggior parte degli ETF nasce per replicare un benchmark, cioè un indice di riferimento. Il benchmark è il parametro che l’ETF cerca di seguire: può essere molto ampio, come un indice azionario mondiale, oppure più circoscritto, come un indice sui titoli tecnologici europei, sulle obbligazioni governative a breve scadenza o sulle società ad alto dividendo.
La replica può avvenire in modi diversi. Negli ETF a replica fisica il fondo acquista direttamente tutti o una parte dei titoli presenti nell’indice. Negli ETF a replica sintetica, invece, la performance dell’indice viene ottenuta attraverso strumenti derivati, di solito contratti swap. Entrambe le soluzioni sono diffuse e regolamentate, ma hanno caratteristiche diverse, soprattutto in termini di trasparenza, rischio di controparte e tracking error.
La differenza rispetto a un fondo comune tradizionale è che l’ETF è quotato in Borsa. Questo significa che può essere comprato e venduto durante la giornata di mercato, tramite banca, SIM, consulente finanziario o piattaforma di trading abilitata.
In Italia, molti ETF sono negoziati su ETFplus, il mercato regolamentato di Borsa Italiana dedicato a ETF, ETF strutturati, ETF a gestione attiva, ETC ed ETN.
ETF e normativa: perché UCITS, KID e MiFID II contano
Quando si parla di ETF disponibili agli investitori europei, il quadro normativo è un aspetto centrale. Molti ETF quotati in Europa sono UCITS ETF. UCITS è l’acronimo di Undertakings for Collective Investment in Transferable Securities. In italiano si parla di OICVM, cioè organismi di investimento collettivo in valori mobiliari.
La disciplina di riferimento è la Direttiva 2009/65/CE, che ha costruito un quadro armonizzato europeo per gli OICVM. L’obiettivo è fissare regole comuni in tema di diversificazione, liquidità, trasparenza, gestione del rischio e tutela degli investitori.
ESMA, nelle Guidelines on ETFs and other UCITS issues, ha inoltre chiarito che un fondo UCITS ETF deve utilizzare l’identificativo “UCITS ETF” nella denominazione e nella documentazione. È un dettaglio utile anche per l’investitore privato, perché aiuta a distinguere gli ETF che rientrano nella disciplina UCITS da altri strumenti quotati, come ETC o ETN, che possono avere natura giuridica diversa.
Un altro documento da leggere prima dell’investimento è il KID, Key Information Document, previsto dal Regolamento PRIIPs. Il KID sintetizza le informazioni essenziali sul prodotto: obiettivi, rischi, costi, scenari di performance e orizzonte temporale raccomandato. Non è un documento promozionale, ma uno strumento pensato per aiutare l’investitore retail a comprendere e confrontare i prodotti.
A questo si aggiunge la disciplina MiFID II, introdotta dalla Direttiva 2014/65/UE, che regola la prestazione dei servizi di investimento. Per il risparmiatore significa che intermediari e consulenti devono rispettare obblighi informativi, valutare adeguatezza o appropriatezza dell’investimento e considerare il target market del prodotto.
In pratica, prima di acquistare un ETF non basta guardare il rendimento passato o il nome commerciale. Bisogna leggere la documentazione, capire il rischio e verificare se lo strumento è coerente con obiettivi, orizzonte temporale e capacità di sopportare eventuali perdite.
ETF vantaggi: ecco perché piacciono agli investitori
Gli ETF hanno avuto successo perché rispondono a esigenze molto concrete:
- Semplicità: con un solo strumento si può ottenere esposizione a un mercato molto ampio, senza dover selezionare singoli titoli. Questo non elimina il rischio, ma riduce la dipendenza dal comportamento di una singola società o di un singolo emittente
- Diversificazione: un ETF può contenere decine, centinaia o migliaia di strumenti finanziari. Un ETF azionario globale, per esempio, consente di distribuire l’investimento tra società, settori e Paesi diversi. Un ETF obbligazionario può fare lo stesso su emittenti, scadenze e categorie di credito differenti
- Costo: molti ETF hanno commissioni annue, indicate dal TER, inferiori rispetto a molti fondi a gestione attiva. Questo non significa che siano gratuiti: l’investitore deve considerare anche spread denaro-lettera, commissioni applicate dall’intermediario, eventuali costi di cambio e fiscalità. Tuttavia, il contenimento dei costi resta uno dei motivi principali della loro diffusione
- Trasparenza: un ETF dichiara l’indice replicato, la composizione del portafoglio, il metodo di replica, i costi e il profilo di rischio. Queste informazioni sono disponibili nel KID, nel prospetto e nella documentazione dell’emittente
- Flessibilità: essendo quotati, gli ETF possono essere acquistati e venduti durante la giornata di contrattazione. Questa caratteristica li rende più immediati rispetto a strumenti che prevedono una valorizzazione a fine giornata, ma non deve essere confusa con l’assenza di rischio: anche la liquidità dipende dal mercato sottostante, dallo spread e dalle condizioni di mercato
Quanto rende un ETF in un anno?
Una delle domande più cercate online è: quanto rende un ETF in un anno? La risposta corretta è che non esiste un rendimento fisso.
Un ETF rende in base al mercato o alla strategia che replica. Se l’indice sottostante sale, l’ETF tenderà a salire. Se l’indice scende, anche l’ETF potrà perdere valore. Il risultato finale dipende poi dai costi, dalla qualità della replica, dalla valuta, dalla fiscalità e dal momento in cui l’investitore entra o esce dal mercato.
Un ETF azionario globale può avere anni molto positivi e anni negativi. Un ETF obbligazionario può essere meno volatile, ma resta esposto al rischio tassi, al rischio credito e, se investe fuori dall’area euro, anche al rischio cambio. Un ETF settoriale o tematico può offrire potenzialità interessanti, ma anche oscillazioni più forti, perché concentra l’investimento su un’area specifica del mercato.
Per questo la domanda andrebbe riformulata. Non “quanto rende un ETF?”, ma: quale mercato replica? Con quale rischio? In quale valuta? Con quale orizzonte temporale? E con quale ruolo dentro il portafoglio?
Il rendimento passato può aiutare a capire come si è comportato lo strumento, ma non garantisce i risultati futuri.
Qual è l’ETF migliore in cui investire?
Non esiste un ETF migliore in assoluto. Esiste, semmai, un ETF più adatto a un determinato obiettivo.
Chi cerca crescita di lungo periodo può guardare a ETF azionari ampi e diversificati. Chi vuole ridurre la volatilità può valutare ETF obbligazionari o monetari, sempre considerando il rischio tassi e il rischio credito. Chi cerca reddito può orientarsi verso ETF a distribuzione, obbligazionari o azionari ad alto dividendo. Chi vuole esporsi a un tema specifico può scegliere ETF settoriali o tematici, sapendo però che la concentrazione aumenta il rischio.
La ricerca dell’“ETF migliore 2026” può essere fuorviante se si basa solo sui rendimenti recenti. L’ETF che ha guadagnato di più nell’ultimo anno potrebbe essere anche quello più volatile, più concentrato o più esposto a un trend già molto salito.
La selezione dovrebbe partire da alcune domande: che cosa replica l’ETF? Quanto costa? È liquido? Quanto è grande il fondo? Utilizza replica fisica o sintetica? È ad accumulazione o a distribuzione? In quale valuta è denominato? Qual è il rischio cambio? Quale trattamento fiscale si applica? È coerente con il mio profilo?
Un ETF non va scelto perché “è il migliore”, ma perché ha una funzione precisa dentro una strategia di investimento.
I principali tipi di ETF
Gli ETF possono essere classificati in molti modi, ma una distinzione semplice parte dal tipo di esposizione.
- Gli ETF azionari replicano indici composti da azioni. Possono essere globali, regionali, nazionali, settoriali o tematici. Sono spesso utilizzati per costruire la parte di crescita del portafoglio, ma comportano volatilità e rischio di perdita del capitale investito
- Gli ETF obbligazionari investono in panieri di obbligazioni. Possono concentrarsi su titoli di Stato, obbligazioni corporate, strumenti investment grade, high yield, mercati emergenti, bond indicizzati all’inflazione o scadenze specifiche. Sono spesso considerati più difensivi degli azionari, ma non sono privi di rischio: il loro valore può scendere quando salgono i tassi, peggiora il merito di credito degli emittenti o si muovono le valute
- Gli ETF settoriali, tematici o smart beta consentono di esporsi a strategie più specifiche. Possono riguardare tecnologia, sanità, energia, infrastrutture, intelligenza artificiale, sostenibilità, dividendi, qualità, value o momentum. Possono offrire opportunità, ma sono meno diversificati rispetto agli ETF ampi e richiedono una maggiore consapevolezza del rischio
- Accanto agli ETF veri e propri, esistono poi ETC ed ETN. Sono strumenti quotati, spesso usati per materie prime, valute o sottostanti specifici, ma non coincidono sempre con gli ETF in senso stretto. Prima di acquistarli è importante verificare natura giuridica, rischio emittente e documentazione
ETF ad accumulazione e ETF a distribuzione
Una scelta importante riguarda il trattamento dei proventi generati dal portafoglio.
Gli ETF a distribuzione pagano periodicamente all’investitore dividendi, cedole o altri proventi, se presenti. Possono essere utili per chi cerca flussi periodici, ma ogni distribuzione può avere effetti fiscali e riduce il capitale che resta investito nello strumento.
Gli ETF ad accumulazione, invece, reinvestono automaticamente i proventi nel fondo. In questo modo l’investitore non riceve flussi periodici, ma beneficia del reinvestimento interno, che nel lungo periodo può contribuire all’effetto di capitalizzazione.
La scelta dipende dall’obiettivo. Chi investe per generare reddito può preferire la distribuzione. Chi costruisce un portafoglio di lungo periodo può trovare più coerente l’accumulazione. La valutazione, però, va sempre collegata anche al trattamento fiscale e alla situazione personale dell’investitore.
Il trattamento fiscale degli ETF in Italia
La fiscalità degli ETF è un punto spesso sottovalutato, ma molto importante nella valutazione dell’investimento.
In Italia, per gli investitori persone fisiche che non operano in regime d’impresa, i redditi derivanti dagli ETF armonizzati sono generalmente tassati con aliquota del 26%. Quando l’ETF investe in titoli pubblici italiani o equiparati, oppure in titoli di Stato di Paesi inclusi nella cosiddetta white list, può applicarsi il trattamento agevolato del 12,5% sulla quota parte riferibile a tali strumenti.
Il punto più delicato riguarda la distinzione tra redditi di capitale e redditi diversi. I proventi positivi degli ETF, comprese in molti casi le plusvalenze realizzate, rientrano nei redditi di capitale. Le minusvalenze, invece, sono considerate redditi diversi.
Questa distinzione ha un effetto pratico rilevante: le minusvalenze realizzate sugli ETF non possono essere compensate con i proventi positivi degli ETF, perché appartengono a categorie fiscali diverse. Possono invece essere utilizzate, nei limiti e nei tempi previsti dalla normativa fiscale, per compensare altri redditi diversi di natura finanziaria, come plusvalenze su azioni, obbligazioni o certificati, se ne ricorrono i presupposti.
Per l’investitore questo significa che due ETF possono avere lo stesso rendimento lordo, ma un impatto fiscale diverso a seconda della composizione, della politica di distribuzione, del regime fiscale applicato e della presenza di minusvalenze pregresse nello zainetto fiscale.
Un altro aspetto pratico riguarda il regime scelto. Nel regime amministrato, di norma, è l’intermediario italiano a calcolare e applicare la tassazione. Nel regime dichiarativo, invece, l’investitore deve indicare le operazioni nella dichiarazione dei redditi. Il tema diventa ancora più delicato se si utilizzano broker esteri, perché possono emergere obblighi dichiarativi aggiuntivi, compreso il monitoraggio fiscale.
Per questo la scelta di un ETF non dovrebbe basarsi solo su costo e rendimento, ma anche sulla fiscalità effettiva e sulla semplicità di gestione amministrativa.
ETF passivi e active ETF
Gli ETF sono nati soprattutto come strumenti passivi, costruiti per replicare un indice. Negli ultimi anni, però, sono cresciuti anche gli active ETF.
Un active ETF è un ETF a gestione attiva. Non si limita a seguire meccanicamente un benchmark, ma applica una strategia gestita da un team, da un modello quantitativo o da un processo di selezione. Può cercare di battere un indice, ridurre il rischio, selezionare titoli o costruire esposizioni più mirate.
Il fenomeno è in crescita anche in Europa. Secondo Morningstar, gli asset degli active ETF domiciliati in Europa hanno raggiunto 85,6 miliardi di euro al 31 marzo 2026, rispetto ai 78,8 miliardi di fine 2025 e ai 52,5 miliardi di fine 2024. Restano però una quota ridotta del mercato europeo degli ETF, circa il 3,1% del totale.
Questo dato racconta una trasformazione del settore. L’ETF non è più solo il contenitore della replica passiva, ma anche uno strumento attraverso cui proporre strategie attive in forma quotata, trasparente e negoziabile. Per l’investitore, però, cambia anche il tipo di analisi: in un active ETF non basta valutare l’indice replicato, perché contano processo di investimento, costi, gestore, rischio di sottoperformance e coerenza della strategia.
ETF: dove comprarli?
Gli ETF si acquistano tramite banca, SIM, consulente finanziario o piattaforma di trading abilitata. In Italia molti strumenti sono negoziati su ETFplus, il mercato di Borsa Italiana dedicato a ETF, ETF strutturati, active ETF, ETC ed ETN.
L’acquisto avviene in modo simile a quello di un’azione. L’investitore inserisce un ordine indicando l’ISIN dello strumento, la quantità e il prezzo. Da quel momento la quota entra nel dossier titoli e il suo valore varierà in base all’andamento del mercato sottostante.
Prima di comprare, però, conviene fare alcune verifiche. L’ISIN deve essere corretto, la valuta di negoziazione va compresa, il KID deve essere letto, il costo annuo va confrontato, lo spread denaro-lettera deve essere ragionevole e la dimensione del fondo non dovrebbe essere trascurata. Anche il domicilio del fondo e il regime fiscale applicato dall’intermediario possono avere effetti pratici.
La scelta della piattaforma non è neutrale. Incide sui costi di negoziazione, sull’accesso ai mercati, sulla qualità dell’esecuzione, sulla rendicontazione fiscale e sugli strumenti di analisi disponibili.
ETF e simulazione: perché può essere utile
Molti investitori cercano “ETF simulazione” o “ETF come investire” perché vogliono capire quale risultato potrebbero ottenere nel tempo. La simulazione può essere utile, ma va usata con cautela.
Simulare un investimento significa ipotizzare un capitale iniziale, eventuali versamenti periodici, un orizzonte temporale, un rendimento atteso e un livello di volatilità. Questo esercizio può aiutare a capire quanto tempo potrebbe servire per raggiungere un obiettivo e quanto le oscillazioni di mercato possano incidere sul percorso.
Il limite è che una simulazione non è una previsione. Se ipotizza rendimenti costanti o troppo ottimistici, rischia di dare un’immagine falsa dell’investimento. I mercati non crescono in linea retta. Anche un portafoglio ben diversificato può attraversare fasi negative, talvolta lunghe.
Per questo una simulazione seria dovrebbe prevedere più scenari: favorevole, intermedio e negativo. Solo così l’investitore può capire non solo quanto potrebbe guadagnare, ma anche quale perdita temporanea sarebbe in grado di sopportare senza abbandonare la strategia nel momento peggiore.
ETF: rischi e opportunità
Gli ETF non eliminano il rischio di mercato. Se il mercato sottostante scende, l’ETF può perdere valore.
Un ETF azionario è esposto alla volatilità delle azioni. Un ETF obbligazionario può risentire dell’aumento dei tassi, del rischio credito o dell’inflazione. Un ETF in valuta estera può essere influenzato dal cambio. Un ETF settoriale può dipendere molto dall’andamento di poche società o di un singolo tema di mercato.
Ci sono poi rischi più tecnici. La replica sintetica può comportare rischio di controparte. Gli ETF poco liquidi possono avere spread più ampi. Gli strumenti a leva o short possono amplificare movimenti e perdite, e non sono pensati per un utilizzo ingenuo o di lungo periodo.
Anche la fiscalità può rappresentare un rischio sottovalutato. Le minusvalenze da ETF, non potendo compensare direttamente le plusvalenze generate da ETF, possono rendere meno efficiente il risultato netto rispetto a quanto l’investitore si aspetta guardando solo la performance lorda.
Nel 2026 gli ETF restano strumenti centrali per chi vuole investire con metodo, ma le opportunità non sono tutte uguali: analizziamo insieme le principali:
- Diversificazione globale. In un contesto di mercati complessi, usare ETF ampi può aiutare a evitare una concentrazione eccessiva su un singolo Paese, settore o emittente
- Reddito obbligazionario. Dopo anni difficili per le obbligazioni, molti investitori guardano agli ETF obbligazionari per modulare durata, qualità del credito e flussi cedolari. Anche qui, però, la scelta richiede attenzione: un ETF obbligazionario a breve scadenza non ha lo stesso profilo di rischio di un ETF high yield o di un ETF sui mercati emergenti
- Active ETF. La crescita del segmento mostra che il mercato sta cercando strategie più selettive, ma dentro un formato liquido e quotato. È una possibilità interessante, purché l’investitore sappia che la gestione attiva introduce anche il rischio di non battere il benchmark
- Piani di accumulo. Per chi investe gradualmente, gli ETF possono essere strumenti efficienti per entrare sui mercati nel tempo, riducendo il rischio di concentrare tutto l’investimento in un unico momento
- Investimenti tematici. Tecnologia, salute, infrastrutture, transizione energetica e intelligenza artificiale possono offrire occasioni, ma vanno trattati come componenti specifiche del portafoglio, non come scorciatoie per ottenere rendimenti elevati
Domande frequenti
ETF cosa significa?
ETF significa Exchange Traded Fund, cioè fondo negoziato in Borsa.
Qual è l’ETF migliore in cui investire?
Non esiste un ETF migliore per tutti. La scelta dipende da obiettivi, orizzonte temporale, rischio sostenibile, costi, fiscalità e ruolo dello strumento nel portafoglio.
Quanto rende un ETF in un anno?
Dipende dal mercato che replica. Un ETF non ha rendimento garantito: può salire o scendere in base all’andamento dell’indice sottostante.
Quali sono i 3 principali tipi di ETF?
Tra le categorie principali ci sono ETF azionari, ETF obbligazionari ed ETF tematici o settoriali. A parte vanno valutati ETC ed ETN, spesso usati per materie prime o sottostanti specifici.
Dove comprare ETF?
Gli ETF si comprano tramite banca, SIM, consulente finanziario o piattaforma di trading abilitata. In Italia molti ETF sono negoziati su ETFplus di Borsa Italiana.
ETF ad accumulazione o distribuzione: cosa cambia?
Gli ETF ad accumulazione reinvestono i proventi. Gli ETF a distribuzione li pagano periodicamente all’investitore.
Come sono tassati gli ETF in Italia?
In generale, i proventi positivi degli ETF armonizzati sono tassati al 26%, salvo la quota riferibile a titoli di Stato italiani o equiparati, che può beneficiare dell’aliquota del 12,5%.
Le minusvalenze sugli ETF si possono compensare?
Le minusvalenze da ETF sono redditi diversi e non possono compensare i proventi positivi degli ETF, che sono redditi di capitale. Possono però compensare altri redditi diversi, nei limiti previsti dalla normativa.
Gli ETF sono sicuri?
Gli ETF possono essere regolamentati, trasparenti e diversificati, ma non sono privi di rischio. Il valore può scendere in base al mercato sottostante.
Meglio ETF o fondi comuni?
Dipende dalla strategia. Gli ETF sono spesso più economici e trasparenti; i fondi attivi possono offrire gestione discrezionale, ma con costi generalmente più elevati.
Cosa guardare prima di scegliere un ETF?
Indice replicato, TER, dimensione, liquidità, spread, metodo di replica, valuta, politica di distribuzione, KID, fiscalità e coerenza con il proprio profilo di rischio.
Gli ETF pagano dividendi?
Alcuni ETF distribuiscono dividendi o cedole. Altri li reinvestono automaticamente: sono gli ETF ad accumulazione.
Cos’è un ETF UCITS?
È un ETF che rientra nel quadro normativo europeo UCITS/OICVM, con regole armonizzate su diversificazione, liquidità, trasparenza e tutela degli investitori.
Gli ETF possono perdere valore?
Sì. Un ETF segue l’andamento del mercato o della strategia sottostante, quindi può generare anche perdite.
Il glossario di 4Timing
ETF
Acronimo di Exchange Traded Fund. È un fondo negoziato in Borsa che replica un indice, un mercato o una strategia.
Benchmark
È l’indice di riferimento che l’ETF cerca di replicare. Può essere azionario, obbligazionario, settoriale, geografico o tematico.
UCITS / OICVM
È il quadro normativo europeo per gli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari. Gli ETF UCITS rispettano regole europee su diversificazione, liquidità, trasparenza e tutela dell’investitore.
KID
Key Information Document. È il documento sintetico previsto dalla normativa PRIIPs che contiene informazioni essenziali su rischi, costi, scenari di performance e orizzonte temporale.
TER
Total Expense Ratio. Indica il costo annuo ricorrente dell’ETF, espresso in percentuale.
NAV
Net Asset Value. È il valore ufficiale del patrimonio netto dell’ETF per quota.
Replica fisica
Metodo con cui l’ETF acquista direttamente tutti o parte dei titoli dell’indice che intende replicare.
Replica sintetica
Metodo con cui l’ETF utilizza strumenti derivati, di solito swap, per ottenere la performance dell’indice.
Tracking error
Misura lo scostamento tra la performance dell’ETF e quella del benchmark.
Tracking difference
Indica la differenza effettiva di rendimento tra ETF e indice in un certo periodo.
ETF ad accumulazione
ETF che reinveste automaticamente dividendi, cedole o proventi nel patrimonio del fondo.
ETF a distribuzione
ETF che distribuisce periodicamente dividendi, cedole o altri proventi agli investitori.
ETF azionario
ETF che replica un indice composto da azioni.
ETF obbligazionario
ETF che investe in un paniere di obbligazioni governative, societarie o di altra natura.
Active ETF
ETF a gestione attiva, in cui le decisioni di investimento non si limitano alla replica passiva di un indice.
ETFplus
Mercato regolamentato di Borsa Italiana dedicato alla negoziazione di ETF, ETF strutturati, ETF a gestione attiva ed ETC/ETN.
Spread denaro-lettera
Differenza tra il prezzo a cui si può vendere e il prezzo a cui si può comprare un ETF.
ETC
Exchange Traded Commodity. Strumento quotato spesso usato per esporsi a materie prime. Non coincide sempre con un ETF in senso stretto.
ETN
Exchange Traded Note. Strumento quotato che replica un sottostante, ma presenta caratteristiche giuridiche e rischi diversi dagli ETF tradizionali.
Redditi di capitale
Categoria fiscale in cui rientrano molti proventi positivi degli ETF, compresi dividendi, cedole e plusvalenze, secondo la disciplina applicabile agli OICR.
Redditi diversi
Categoria fiscale in cui rientrano, tra gli altri, alcune minusvalenze finanziarie. Nel caso degli ETF, le minusvalenze sono generalmente considerate redditi diversi.
Zainetto fiscale
È il contenitore fiscale in cui vengono registrate le minusvalenze utilizzabili per compensare futuri redditi diversi, nei limiti previsti dalla legge.
Rischio cambio
Rischio legato alla variazione del tasso di cambio tra la valuta dell’investitore e quella degli strumenti sottostanti.
Rischio di liquidità
Rischio di non riuscire a comprare o vendere lo strumento a condizioni efficienti o senza impatto significativo sul prezzo.
Immagine via Unsplash







