Commodity, cosa significa investire in materie prime

Commodity, cosa significa investire in materie prime

Le commodities, intese come asset class, rappresentano un gruppo eterogeneo di beni con destinazioni di uso differenti, specificità e qualità diverse. Investire in materie prime contribuisce a diversificare il portafoglio e può contribuire a fornire una copertura contro l’inflazione, oltre che rappresentare un’opportunità alternativa di ricerca di rendimenti positivi. Eppure non è tutto oro quello che luccica. Data la loro natura, al mercato delle materie prime si associano anche fattori di maggiore concorrenza, di volatilità dei prezzi e di maggiore sollecitazione a cambiamenti normativi.

L’universo commodity richiede una comprensione profonda del contesto, e l’implementazione di strategie di gestione e di controllo, soprattutto per fare fronte alla sfida attuale del Coronavirus e ai cambiamenti del prossimo futuro.

 

Cosa significa Commodity e quali sono le modalità di investimento.

 

Il termine “commodities” indica un bene fungibile: intercambiabile, poiché privo di specifica individualità, e per il quale c’è una domanda a cui corrisponde un’offerta sul mercato senza differenze qualitative.

Le commodities identificano dunque le materie prime o ogni tipo di merce, tangibile e fruibile sul mercato, facilmente immagazzinabile e conservabile nel tempo, il cui prezzo è semplicemente determinato sulla base della legge della domanda e dell’offerta. Sono generalmente suddivise fra Hard commodities, ovvero beni inerenti al settore energetico, dei metalli industriali e dei metalli preziosi, e Soft commodities, beni deperibili derivanti dal settore agricolo e dell’allevamento.

Le commodities rappresentano un asset reale, dotato di un valore intrinseco dipendente da specificità e qualità differenti: dalla produzione in quantità generalmente definite e una diversa capacità di stoccaggio, alla rinnovabilità con diversa intensità o la dipendenza da fattori stagionali.

 

Nel mercato finanziario le commodities rappresentano un asset class di investimento alla stregua delle più tradizionali azioni e obbligazioni, e permettono una differenziazione strategica del portafoglio.

Le condizioni delle materie prime dipendono da una molteplicità di macro e micro fattori, quali i cicli economici, il rapporto tra domanda e offerta, gli sviluppi e le dinamiche geopolitiche. Per questa ragione, investire in commodities richiede una visione olistica della contingenza economica e dei possibili sviluppi sui mercati, in grado di comprendere la natura interconnessa dell’economia globale.

In particolare, lo scambio standardizzato delle commodities avviene nelle borse di competenza, fra cui si possono annoverare il New York Mercantile Exchange (NYMEX), il Chicago Mercantile Exchange (CME), il Chicago Board of Options Exchange (CBOE), il Chicago Board of Trade (CBOT) e il London Metal Exchange (LME). Oltre a essere esse stesse oggetto di negoziazione fisica, le commodities possono assumere il ruolo di attività sottostante per diversi tipi di strumenti finanziari. A tal fine, gli investitori possono negoziare sui mercati strumenti come futures, azioni, ETC o fondi comuni d’investimento basati su materie prime.

A livello globale, una delle scelte di investimento in commodities più ricorrente si fonda sull’acquisto e la vendita di contratti futures. Questi costituiscono il modo più diretto per possedere un bene fungibile, ma sono soggetti a una maggiore volatilità e necessitano di una profonda conoscenza dei mercati. In tale ottica, l’acquisto di fondi comuni o ETC, oltre che rappresentare una possibilità d’investimento più facilmente abbordabile in questo macro-settore, tendenzialmente comporta rischi minori e implica un’offerta maggiormente diversificata.

 

L’introduzione di questa specifica asset class all’interno di un portafoglio strutturato in una più classica diversificazione tra azioni e obbligazioni, può rispondere a esigenze differenti. Tendenzialmente, l’investimento in commodities offre delle possibili opportunità alternative sui mercati a causa della ciclicità dei sottostanti, particolarmente in periodi di forte instabilità, a causa della diffusa natura anticiclica di determinate asset class appartenenti a questo settore. Si pensi all’utilizzo dei cosiddetti beni rifugio, come i metalli preziosi, in momenti di forte pressione sulle economie mondiali o sulle valute.

La tendenza di aumentare il proprio premio al rischio mediante l’utilizzo di questa specifica asset class, emerge anche in momenti di inflazione, in cui, la presenza di commodities in portafoglio consente, in molti casi, di proteggere il capitale investito. Si pensi, in questo caso, ai beni di largo consumo con un risicato margine di compressione dei consumi, come i combustibili fossili o i generi alimentari di prima necessità.

Il maggior rischio rappresentato dall’investimento in questa asset class, è insito nella sua maggiore volatilità rispetto ad azioni, obbligazioni e valute, che tendono ad avere una varianza inferiore e una maggiore liquidabilità sui mercati, soprattutto se l’investimento segue una singola merce o uno specifico settore dell’economia.

 

Esiste poi un intero universo intermedio per gli investimenti, formato dalle aziende che, per la loro specifica tipologia di attività economica, hanno direttamente a che fare con il mondo delle materie prime, come industrie estrattive e minerarie o aziende legate alla prima lavorazione delle materie prime. Investire in azioni od obbligazioni di queste aziende, consente da un lato di seguirne le singole dinamiche economiche e commerciali relative, ad esempio, alla scoperta di nuovi giacimenti o all’invenzione di nuove modalità di estrazione; dall’altra espone agli stessi rischi/opportunità relativi al settore di riferimento della materia prima trattata.

 

Challenge da affrontare, tra presente e futuro.

 

La prima sfida da affrontare a breve termine è quella sancita dal Coronavirus, che costringe a rivedere le previsioni per il biennio 2020-2021 per il mercato delle commodities.

Come denuncia IlSole24Ore, le quotazioni delle commodity – dal petrolio ai metalli, oro compreso – devono fare fronte a una situazione di crisi globale. Non solo il petrolio, il cui calo delle quotazioni è sotto gli occhi di tutti, ma anche l’oro e i metalli industriali come rame, alluminio e zinco, sono scesi ai loro livelli minimi, registrabili solo nei periodi peggiori per i mercati finanziari, quando pesanti margin call spingono a vendere diversi asset, compresi i cd. beni rifugio. Identica situazione per energia e prodotti agricoli: la prima registra un calo del 35% rispetto ai primi mesi dell’anno, e i prezzi agricoli sono scesi del 3%, con cali più o meno simili in tutte le categorie.

 

Le cause? Fuga dal rischio e scorte che si stanno accumulando a livelli record.

L’accumulo degli stoccaggi è il segnale più tangibile della crisi dei consumi, ma, secondo il punto di vista dei fornitori di materie prime, costituisce anche una possibile ipoteca sul futuro. Questo fenomeno, infatti, può accentuare e prolungare ulteriormente le pressioni ribassiste sui mercati delle materie prime.

 

Comprendere le sfide chiave affrontate dai mercati delle materie prime e le risposte dei Paesi produttori nella gestione dei cambiamenti, diventa di importanza fondamentale per calibrare nuovamente le strategie di investimento.

In un’ottica di medio-lungo periodo, poi, giocano un ruolo determinante anche altri fattori, prime fra tutti le tendenze ambientali, sociali e di governance.

La crescente spinta ad affrontare il cambiamento climatico e l’ampia gamma di progressi tecnologici richiedono ai produttori di materie prime di adeguare le loro politiche. Alcuni dei temi del CIO Longer Term Investment (LTI) includono: energie rinnovabili, efficienza energetica, aria pulita e riduzione del carbonio, resa agricola, scarsità d’acqua e mobilità intelligente. In termini di strategie di investimento, ciò potrebbe tradursi in temi di investimento più a lungo termine, che potranno beneficiare delle risposte politiche di produttori e fornitori di commodities orientate a gestirne le transizioni verso una nuova fase.

 

Alcuni esempi? Il rame, nonostante abbia sofferto del taglio di domanda a breve termine come la maggior parte dei metalli, ha fondamentali ancora positivi per il 2020, per via del deficit di questo materiale sul mercato e del ruolo chiave nella transizione verso l’energia sostenibile. Il rame è un ottimo conduttore elettrico e possiede una buona resistenza alla corrosione, perciò è spesso usato per generatori eolici e celle fotovoltaiche: gli analisti ne prevedono per il prossimo biennio un aumento del prezzo medio, strettamente legato all’aumento della produzione di energia pulita.

 

Non solo, le previsioni di Fitch per il 2021 restano invariate anche per il petrolio e, in ottica difensiva, l’oro continua a svolgere un ruolo rilevante in portafoglio; come bene reale, infatti, rappresenta una valida assicurazione contro gli effetti distorsivi delle politiche monetarie. Secondo un’indagine di alto profilo condotta dalla LBMA, anche i prezzi dell’oro dovrebbero progressivamente salire in futuro, a partire da una discesa più lenta nella seconda metà dell’anno, quando progressivamente diminuiranno le tensioni legate al virus. Ciò significa che l’oro rappresenta comunque una asset class molto interessante ma, soprattutto in un concitato contesto economico globale come quello attuale, è richiesta una maggiore attenzione verso una più ampia situazione macroeconomica.