Investire in Commodities. Presente e futuro post-CoVID19

Investire in Commodities. Presente e futuro post-CoVID19

A seconda del tipo di materie prime cui si fa riferimento, investire nella asset class Commodities è generalmente considerata sia un’opportunità alternativa di ricerca di rendimenti positivi, in quanto contribuisce a diversificare il portafoglio e a fornire una possibile copertura contro l’inflazione, sia una copertura contro eventuali crisi di mercato, dato che alcune categorie come i metalli preziosi sono da sempre identificati come “beni rifugio”.

A distanza di un anno dalla diffusione del CoVID-19, però, in un 2021 in cui il mondo si prepara alla ripresa economica, quali sono le reali prospettive per il mercato delle materie prime?

Commodities Outlook per il 2021

Il 2021 Commodities Outlook di Morningstar è cautamente ottimista. Secondo gli analisti, l’avvio delle campagne di vaccinazione anti-CoVID19 ha posto le basi per la ripresa economica nel 2021 e anche il mercato delle materie prime dovrebbe beneficiare della ripresa della domanda; tanto più che le tendenze a lungo termine si prevede sosterranno la domanda di materie prime coinvolte nel processo di transizione sostenibile.

Le basi per una visione positiva sui mercati delle materie prime per il 2021 sono state poste già nel 2020.
Nella seconda metà dell’anno passato, infatti, gli indici delle materie prime sono tornati a salire: i metalli preziosi hanno determinato la migliore performance, registrando un rialzo del 12%, seguiti da metalli di base ed energia. I dati di UBS Global rivelano che nel secondo quarto dell’anno gli indici di materie prime ampiamente diversificati hanno fornito agli investitori rendimenti totali positivi pari a circa il 5% per il Bloomberg Commodity Index.
Tuttavia il mercato non è esente da rischi.
Emblematico, ad esempio, il caso di oro e petrolio, che hanno preso direzioni differenti nel corso del 2020. Il prezzo del greggio è crollato a causa del calo della domanda di energia, dovuto al diffondersi su scala mondiale della pandemia e quindi ai vari blocchi della produzione e dei trasporti; l’oro, di converso, ha assistito a un’ascesa cospicua, in quanto molti investitori hanno ripiegato sul bene rifugio, spingendone i prezzi oltre i 2˙000 dollari l’oncia.

Alla luce dei mesi trascorsi, dunque, qual è lo stato attuale dell’arte e quali sono i trend che si prospettano per il futuro?
La situazione di incertezza attuale, in merito a eventuali ulteriori restrizioni e blocchi imposti per arginare la diffusione del virus, rende incerta anche la prospettiva della domanda, soprattutto a breve termine. Le stime del Commodities Outlook 2021. Let the good times roll presentato da ING fissano almeno al 2022 la possibilità di raggiungere nuovamente i livelli di domanda pre-CoVID-19.

Dopo il calo storico della domanda nel 2020, come si prospetta il mercato del greggio per il prossimo futuro?

Il 2020 ha sancito un calo storico della domanda di petrolio.
A giugno 2020 l’offerta globale di petrolio greggio si è contratta al minimo da 9 nove anni a questa parte, e i membri dell’OPEC+ hanno concordato tagli netti alla produzione con l’obiettivo di ridurre le scorte nel 2021, riconducendole così a livelli ordinari e confidando nella distribuzione dei vaccini come fattore propulsivo all’aumento della domanda.

A gennaio 2021 l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio ha deciso di protrarre le limitazioni dell’offerta in attesa di una ripresa più sostenuta della domanda e a marzo il taglio della produzione è pari a 7,05 milioni, ovvero circa il 7% della domanda mondiale.
Contrariamente, quindi, alle attese degli analisti, che per marzo-aprile 2021 aspettavano un aumento della produzione pari a 1,5 milioni di barili al giorno, la produzione di aprile resterà invariata, con un taglio di 500˙000 barili al giorno.

Alla luce di questi dati, un’analisi del Sole 24 Ore rivela però ottimisti gli investitori europei, proiettati in un’ottica di lungo periodo e di fiducia rispetto alla ripresa economica.
In attesa, poi, di confrontarsi con la reale crescita della domanda di greggio nei mesi a venire, il rally del petrolio prosegue: dopo gli attacchi agli impianti sauditi di Aramco dello scorso 7 marzo, il prezzo del greggio è salito e il Brent – il greggio di riferimento europeo la cui quotazione funge da benchmark per i 2/3 degli scambi mondiali – ha varcato la soglia dei 70 dollari al barile, toccando il massimo da maggio 2019.

L’oro confermerà le sue performance positive anche per il 2021?

A fronte dell’incertezza determinata dal CoVID-19, nel corso del 2020 l’oro si è rivelato una asset class a cui gli investitori si sono rivolti in qualità di bene rifugio.
Secondo il report condotto dal ʽWorld Gold Councilʼ a testimoniare che l’oro è stato considerato un asset strategico sono i dati dell’ultima metà dell’anno, quando la performance dei prezzi dell’oro è stata più legata alla domanda di investimenti fisici – sia sottoforma di ETF sia di lingotti e monete d’oro – che non al mercato dei futures più speculativo.
Di fatto, durante l’anno il metallo prezioso ha avuto uno dei drawdown più contenuti, contribuendo a limitare le perdite e a gestire il rischio di volatilità dei portafogli.
A prestarvi fiducia sembra sia stata anche la più giovane generazione dei Millennials. Per The Telegraph i dati pubblicati dalla britannica The Royal Mint – secondo i quali si è registrato un aumento del 32% di giovani fra i 22 a i 37 anni che hanno acquistato metalli preziosi nel 2020 – sono un chiaro sintomo che anche le generazioni più giovani scelgono le materie prime come valida assicurazione rispetto a concitati contesti economici.

E per l’anno in corso?
Nel 2021 il rally del metallo prezioso ha subìto un arresto. Dopo l’estate scorsa in cui ha superato i 2˙000 dollari l’oncia, il nuovo anno si è aperto con un ribasso di quasi il 9% nei primi due mesi, registrando la peggiore performance degli ultimi trent’anni. Le ragioni? Secondo Il Sole 24 Ore, l’interesse degli investitori inizia a spostarsi verso altri asset con ambizioni di riserva di valore, tra cui il Bitcoin.
I diversi outlook citati in precedenza, tuttavia, sono pressoché concordi nell’affermare che l’oro potrà perseguire una performance complessivamente positiva anche nel 2021, per quanto più contenuta rispetto all’anno precedente.

Sulla base del cambiamento strutturale che la pandemia ha imposto, anche in termini di politiche ambientali e di iniziative legate alla catena di approvvigionamento, Goldman Sachs nella propria Commodities Research stima rendimenti positivi per le materie prime pari al 15,5% nei prossimi 12 mesi, reputandole una delle coperture più affidabili contro l’inflazione.
L’universo Commodity è però complesso e per calibrare le strategie di investimento resta determinante analizzare le sfide affrontate dai mercati delle materie prime e le risposte dei Paesi produttori nella gestione del cambiamento. È sempre necessaria, insomma, una comprensione profonda del contesto e, in particolar modo nel momento di incertezza attuale, l’implementazione di strategie di gestione attive e di controllo concreto del rischio.
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